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  • Il Comitato Scientifico del CAI: cos’è e cosa significa farne parte

    Il Comitato scientifico centrale è il primo organo tecnico operativo del CAI; esso si accinge ormai a varcare la soglia dei 90 anni, essendo stato istituito nel 1931 per iniziativa dell’allora presidente ACSCngelo Manaresi, che in tal modo intendeva riconoscere ufficialmente lo stretto rapporto da sempre esistente tra alpinismo e ricerca scientifica. Nel suo editoriale dal titolo Alpinismo e scienza che in quell’anno fu pubblicato sulla “Rivista”, Manaresi ricordava “che gli scienziati erano stati i fondatori del Sodalizio”, ribadendo l’importanza fondamentale del “conoscere” nei confronti di tutti coloro che frequentano l’ambiente montano. A presiedere il Comitato Scientifico Centrale fu chiamato per primo il geologo Ardito Desio, che si impegnò in una intensa attività di studio e ricerca, promuovendo importanti spedizioni scientifiche nel Sahara (1934), in Himalaya (1937) ed in Africa Orientale (1938). Risale a quegli anni anche la prima edizione del “Manualetto di istruzioni scientifiche per alpinisti”, edito nel 1934. All’interno del Comitato Scientifico vennero inoltre istituite 5 sottocommissioni (biogeografica, speleologica, toponomastica, medico-fisiologica e glaciologica) che nel corso degli anni assunsero un ruolo sempre più autonomo. Con questa iniziativa, il Manaresi istituzionalizzava uno dei principali aspetti che sin dalle sue origini caratterizzò il Club Alpino, ovvero lo strettissimo connubio che legava il CAI al mondo della ricerca scientifica; per comprendere la profondità di questo rapporto è sufficiente leggere le pagine del “Bel Paese” di Antonio Stoppani (1876), nelle quali si parla diffusamente dell’origine e delle finalità scientifiche del Club Alpino. Ma all’abate Stoppani (uno dei padri delle moderne scienze geologiche italiane) si accompagnarono Gaetano Chierici (padre delle scienze archeologiche italiane), Luigi Pigorini, Pellegrino Strobel, Federico Sacco, Torquato Taramelli, Luigi Bombicci, Guglielmo Guiscardi, Ardito Desio, Giuseppe Nangeroni  e tante altre eminenti figure di scienziati che costituirono nel loro campo l’anima vitale del sodalizio. Viene spontaneo chiedersi il perché di questo singolare e profondo abbinamento tra CAI e scienza; la risposta si trova nell’epica scalata del Monte Bianco avvenuta l’8 agosto del 1786, che oltre a sancire la nascita dell’alpinismo, fu promossa da uno scienziato: il naturalista ginevrino Horace-Bénédict de Saussure. Per rimanere invece all’interno del CAI è sufficiente ricordare la figura stessa del suo fondatore, Quintino Sella, scienziato e statista che nel 1874 promosse la rifondazione dell’Accademia dei Lincei e che diede un fondamentale apporto alla nascita della Società Geologica Italiana (1881) , o quella del Fisiologo Angelo Mosso ,che nel 1902 promosse l’istituzione  di un laboratorio  ai 4554 metri della Capanna  Margherita , e che nel  1910  costrui’ un istituto di ricerca  presso il Col d’Olen , a quota 2900 metri , sempre nel gruppo del Monte Rosa.

    In anni più recenti l’impegno scientifico del CAI si è ulteriormente allargato alla sua stessa base sociale, con la istituzione nel 1999 degli Operatori Naturalistici e culturali, impegnati a livello locale e nazionale a promuovere e diffondere all’interno del Sodalizio le conoscenze naturalistiche ed antropiche, organizzando escursioni scientifiche, corsi, seminari e svolgendo attività di ricerca e partecipando attivamente ai gruppi di lavoro del Comitato Scientifico Centrale, come Terre Alte, Grandi Carnivori, Rete Museale, Rifugi e Dintorni ed altro ancora. Essere Operatori Naturalistico Culturali e partecipare all’attività del Comitato Scientifico significa quindi operare all’interno del grande solco che, conformemente all’art 1 dello statuto, lega sin dalle sue origini il CAI alla “conoscenza e lo studio delle montagne”.

    Nostro compito è quello di condurre attività di ricerca in ambiente montano – e ipogeo, per quanto attiene la disciplina della speleologia – concorrendo anche alla sua divulgazione all’interno della compagine associativa del CAI. Due sono le componenti che ci contraddistinguono: il desiderio di conoscere la grande complessità dell’ambiente naturale ed umano delle nostre montagne, e la volontà di divulgarne i caratteri salienti. La nostra grande famiglia accoglie lo “scienziato” puro e il divulgatore, il ricercatore silenzioso ed il conferenziere scientifico, l’accademico e l’autodidatta: tutti accomunati dal desiderio di conoscere, di studiare, di capire e di far conoscere . A distanza di quasi 90 anni dalla sua fondazione, il ruolo del Comitato Scientifico Centrale è quanto mai attuale. Oggi siamo infatti chiamati a confrontarci con nuove sfide epocali, impensabili solo pochi anni fa: le mutate condizioni  ecologiche ed il cambiamento dello storico rapporto tra uomo e montagna, con l’abbandono di gran parte delle “Terre Alte”, ci impegnano a documentare aspetti che nel volgere di poco tempo andranno inesorabilmente perduti. In questo contesto dobbiamo cercare di far lievitare il desiderio della conoscenza in un sempre maggiore numero di soci, creando anche le condizioni per costituire all’interno delle nostre sezioni e dei gruppi regionali del CAI nuovi comitati scientifici, che sono essenziali per rafforzare la nostra missione associativa.

    Giuliano Cervi

    >>> Per ulteriori informazioni ed approfondimenti

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