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  • Convegno Grande Guerra

    convguerraTS_002Il convegno sulla Grande Guerra organizzato dal Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano in collaborazione con la Sezione XXX Ottobre di Trieste si è tenuto proprio a poche ore dalla strage di Parigi, quasi a ricordarci che i temi di cui si discuteva sono purtroppo ancora attualissimi e sembrano indissolubilmente legati all’indole umana. Continuiamo a dire “La storia insegna”, ma sembra che impariamo davvero poco e male.

    La giornata del 14 novembre al teatro Miela è stata perciò aperta dagli interventi di importanti autorità che hanno evidenziato la crudezza del momento che stiamo vivendo, la fragilità degli equilibri, della pace, quasi a confermare il famoso monito del Calamandrei, il quale affermava che ci illudiamo di commemorare i nostri caduti, ma in realtà sono loro a convocarci davanti alla nostra coscienza per renderci conto se con il nostro operato quotidiano siamo degni o no del loro sacrificio. Proprio introducendo la giornata ho spiegato il disagio nel trovare un verbo adeguato all’evento; il progetto regionale all’interno del quale abbiamo trovato spazio recita “La Regione onora la memoria e promuove la conoscenza”.

    Ecco, confortato dall’opinione di altri relatori, ho preferito parlare di questa giornata come di un ricordo, piuttosto che di una consacrazione, una commemorazione.

    Il convegno, che ha visto il contributo del Comitato Scientifico Centrale, rientra nell’ambito del citato progetto per il quale la XXX Ottobre ha ottenuto un finanziamento dalla Regione FVG, inserito nel contesto del centenario della Grande Guerra: tale contributo ha permesso di affrontare il tema in modo più ampio, con il coinvolgimento delle scuole e la realizzazione, tra l’altro, di un film e un libro contenente alcuni itinerari regionali sulla Grande Guerra. Già, proprio questo termine “Grande” è stato riletto da diversi relatori e autorità nel senso dimensionale (tanti morti, tanti feriti, grandi distruzioni…) e non certo nei termini della “Grandezza della Vittoria”.

    convguerraTS_003Dei 209 partecipanti, 101 i convenuti da Trieste e poco più della metà da fuori città (Udine, Pordenone, Gorizia, Sacile, Venezia, Padova, Belluno, Treviso, Verona, Vicenza, Spoleto…). Più di 100 le persone che hanno partecipato all’escursione, suddivise in due pullman ed accompagnate da 4 guide.

    Dopo i saluti delle autorità, con la mia relazione introduttiva ho voluto ripercorrere le tappe che così rapidamente hanno portato i paesi europei ad un “domino” di decisioni a cascata, sfociate nella peggior guerra vissuta dalla nostra specie. Ho voluto anche mettere in risalto quanto al prima guerra mondiale sia vicina ai nostri giorni, argomentando che chi, come me, ha passato i 50 anni, è nato in un giorno che è più vicino all’inizio della guerra (28 luglio 1914) che alla data odierna. La stessa suggestione su una guerra temporalmente così vicina ho voluto trasmetterla raccontando della comunicazione fattami dal presidente della commissione storica SAT Marco Gramola riguardo la scoperta, con lo scioglimento dei ghiacci, della galleria scavata nella roccia di Corno di Cavento, gruppo Adamello: dal ghiaccio ricompaiono trincee dal passato quali letti a castello coi pagliericci, stufe, la legna, brande, suppellettili, armi, indumenti, diari, frammenti di storie. Sono passati 100 anni ma sembra quasi che la galleria sia stata abbandonata da poco, che la guerra sia ancora dietro l’angolo.

    Enrico Camanni, approdato al giornalismo attraverso l’alpinismo, è stato caporedattore della Rivista della Montagna e fondatore-direttore del mensile “Alp” e del semestrale internazionale “L’Alpe”. Ha scritto libri di storia e letteratura dell’alpinismo e sei romanzi ambientati in diversi periodi storici. Come nel romanzo “Il fuoco e il gelo”, ha parlato della guerra più assurda sulle cime più belle, che ha causato più morti per valanga che per i colpi dei cannoni. Un’interminabile prova di resistenza tra i 2000 e i 3900 metri di quota, dove i soldati avevano il dovere di uccidere ma erano tentati di darsi una mano per sopravvivere alla crudezza della montagna.

    convguerraTS_004Paolo Rumiz, giornalista e scrittore di Trieste, inviato speciale de “Il Piccolo” ed editorialista de “La Repubblica” ha pubblicato numerosi libri tra i quali l’ultimo “Come cavalli che dormono in piedi” che tratta proprio dei temi del nostro convegno, raccontando l’epopea di centomila trentini e giuliani che vanno a combattere per l’Impero austroungarico di cui sono ancora sudditi. Con Montagne: la “differenza” italiana, parlando a braccio come il relatore precedente, si è soffermato su vari aspetti umani che lo toccano e rendono l’epopea degli alpini così vicina alle sensazioni che gli alpinisti provano oggi nell’affrontare una montagna.

    Luca Bellocchi, critico d’arte, collabora con le istituzioni museali locali in mostre e attività didattica, occupandosi anche di formazione del personale museale in qualità di docente di storia dell’arte. Un racconto per immagini dell’«inutile strage è l’intervento con il quale l’autore ha affrontato il tema della guerra rappresentata dal fronte o rivisitata in una dimensione da atelier, visto attraverso i pennelli di pittori noti e meno noti che quel conflitto l’hanno vissuto in prima persona.

    Luciano Santin, giornalista della XXX, è stato componente del direttivo Assostampa del Friuli-Venezia Giulia e di quello nazionale dell’Associazione italiana giornalisti di montagna, nonché della Commissione centrale CAI per le pubblicazioni. Con il suo “Musica e immagini dal fronte e per il fronte” ha spiegato come le canzoni ebbero un notevole ruolo nello scenario della Grande Guerra, stanti l’inesistenza dei media dell’etere e la scarsa alfabetizzazione nazionale degli italiani. Oggi “La leggenda del Piave”, “La canzone del Grappa” e “La campana di San Giusto” rappresentano la colonna della guerra di parte italiana, ma nelle memorie e negli archivi c’è molto di più.

    convguerraTS_000Marco Mantini svolge attività di ricerca d’archivio con riferimento a specifici eventi della Prima guerra mondiale sul fronte isontino e si dedica da trent’anni alla ricerca dell’“epigrafia di guerra” sul territorio carsico e montano. Socio del Gruppo ricerche e studi Grande Guerra della Società Alpina delle Giulie, è coordinatore del “Parco Tematico della Grande guerra” che visiteremo con l’escursione. Ha presentato nel primo pomeriggio “Strutture logistiche e siti cimiteriali in Alto Isonzo raccontati dall’epigrafia di guerra” parlando dei segni più nascosti lasciati sul territorio dalla Grande Guerra: iscrizioni su pietra, piccole costruzioni sul Carso e altro ancora.

    Pierpaolo Oreste, professore di “Opere in Sotterraneo” al Politecnico di Torino, è autore di circa 170 pubblicazioni scientifiche nel settore delle gallerie e delle opere in sotterraneo. Pur non da storico, ha presentato “Lo scavo di trincee e quello in roccia nelle postazioni e fortificazioni montane” visto dagli occhi di un esperto ingegnere, comparando le tecniche utilizzate allora con i metodi moderni, per mettere in risalto il costo energetico e la fatica degli alpini nella realizzazione degli scavi in pietra, che hanno spesso provocato più morti delle armi stesse.

    Adriano Rinaldi, anche lui della XXX, medico specializzato in Anestesia e Rianimazione, dal 1992 svolge attività di Elisoccorso in FVG e in Alto Adige. E’ stato presidente della Commissione Centrale Medica del CAI ed ha presentato “Esculapio in trincea: i presidi medici sul fronte alpino”. Unico relatore che ha parlato in piedi, ha coinvolto il pubblico tenendolo ben desto pur dopo 5 ore di relazioni, spiegando le malattie e i disagi del vivere in alta montagna in condizioni avverse e i micidiali effetti delle sostanze tossiche usate e sperimentate sui soldati nella prima guerra mondiale.

    convguerraTS_001Il convegno si è concluso con lo spettacolo musicale “I cantastorie e la guerra”, basato su canto, chitarra e fisarmonica suonati da Ferruccio Pacco e Carlo Moser; sullo sfondo le tavole illustrate realizzate da Giorgio Godina.
    Durante la guerra non c’erano Radio né Televisione: c’erano invece i cantastorie, i primi “ambulanti dell’informazione”; emblemi della “letteratura orale” e della “cultura popolare” che si spostavano nei paesi girando nelle piazze, di fiera in fiera, nei mercati del bestiame, per narrare con il canto e con la musica un fatto storico o di cronaca richiamando la gente di passaggio che tutt’intorno formava il cosiddetto “treppo”. La piazza diventava teatro e la scenografia era un cartellone dipinto a mano che raffigurava le varie scene della canzone. Custodi di preziose memorie il cui folclore narrativo si rifà agli antichi aedi, ai rapsodi greci, attingendo via via alle “cantate” dei giullari, dei menestrelli e dei trovatori medioevali. Non erano dei vagabondi o degli accattoni: erano dei venditori ambulanti, avevano la licenza e, per poche lire, vendevano i fogli delle loro composizioni. Uno di questi fogli fa parte della raccolta di canti, cartoline, diari, cimeli del periodo della Prima Guerra Mondiale di Pierpaolo Sancin. S’intitola “La Guerra” ed il testo riporta i versi che il cantastorie utilizzava per descrivere i fatti dolorosi del conflitto accompagnandosi con la chitarra, o con una fisarmonica, mentre esibiva le tavole illustrate. Si evince in modo chiaro che il testo, iniziato nel 1915 e terminato nel 1918/19 con la Guerra stessa, è composto da strofe anche di più autori, aggiunte via via a seconda degli avvenimenti del conflitto. Si tratta pertanto di un originale “work in progress” relativo a quel periodo bellico. In funzione di quanto scritto, il testo è stato sezionato in più parti e a ciascuna parte corrisponde un disegno da proiettare mentre il cantastorie sta cantando i relativi versi.
    La musica originale non è stata ritrovata ma è stata composta ad hoc dallo stesso Pierpaolo Sancin, in base alle conoscenze melodiche del periodo storico; l’intero spettacolo dura circa un’ora.

    La giornata di domenica si è svolta attraverso alcuni dei principali itinerari del Carso Triestino ed Isontino, guidati da Dario Gasparo, dall’ONCN Gianni Frigo e dagli esperti Paolo Candotti, Paolo Pollanzi e Sergio Stibelli.
    Ci siamo organizzati in due pullman, per un centinaio di persone. Partenza alle 8:30 per raggiungere in poco meno di un’ora la partenza del percorso del Parco Tematico sulla Grande Guerra di Monfalcone. Per non sovrapporti, ci siamo divisi in due gruppi, con partenza in senso orario e antiorario.

    Il Parco Tematico della Grande Guerra, un Museo all’aperto dedicato al primo conflitto mondiale, è situato sulle alture carsiche attorno a Monfalcone, si estende su circa 4 kmq ed è aperto dal 2005 proponendo tre diversi ambiti della zona di guerra sulla quale si sono svolte diverse battaglie tra il giugno del 1915 ed il maggio del 1917.
    Gli itinerari del Parco Tematico che abbiamo percorso si snodano per caverne e trincee italiane e austroungariche, contrapposte a pochi metri le une dalle altre.
    Per questioni di tempo abbiamo evitato la quota più alta, la ridotta di Quota 121, mentre ci siamo dedicati alla trincea di Quota 85, struttura del sistema difensivo austro-ungarico occupata dall’esercito italiano nell’agosto del 1916 dopo la vittoria nella Sesta Battaglia dell’Isonzo, una linea difensiva dotata anche di ricoveri per le truppe. Questa Quota è dedicata ad Enrico Toti, uno dei personaggi italiani più simbolici della Grande Guerra; le guide ci hanno raccontato come questo disabile, diventato un simbolo nel dopoguerra, era in realtà poco considerato dalle truppe, perché volontario quasi d’impaccio alle operazioni militari ma, si sa, il regime aveva bisogno di eroi.
    Un gruppo ha finito (e l’altro ha iniziato) dalla trincea Joffre, l’importante linea di difesa asburgica conquistata dai battaglioni italiani già nel giugno del 1915. Molto suggestiva la Grotta Vergine, percorsa in senso antiorario e dotata di due ingressi.

    Per chi volesse visitare il Parco tematico è possibile avere informazioni presso l’Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica di Monfalcone, Via Ceriani 10 a Monfalcone (Gorizia), telefono 0481 494229.

    Una volta riuniti, entrambi i pullman con i visitatori si sono spostati su Monte San Michele, e precisamente presso l’Azienda Castelnuovo, con il suo Parco Ungaretti. Il Parco, dedicato al poeta, è stato voluto e realizzato dal direttore, Gianfranco Trombetta – che ci ha fatto da Cicerone – con la collaborazione dell’Associazione Amici di Castelnuovo, di Mirella e Leopoldo Terraneo.
    Giuseppe Ungaretti nell’agosto del 1916, tra un combattimento e l’altro, consegna sul Carso al giovane amico tenente Ettore Serra le poesie scritte nei mesi della guerra su foglietti, cartoline, margini di vecchi giornali, spazi vuoti di lettere ricevute. Colpito dall’originalità di quei versi, Serra propone all’amico soldato di pubblicare le sue poesie che usciranno in 80 copie con il titolo “Il Porto Sepolto”. Il signor Trombetta racconta agli escursionisti che una copia di quella prima stesura, di grande valore, è posseduta dal giornalista Mughini, che egli ha contattato.
    L’ antica Villa di Castelnuovo è oggi in gran parte coltivata a vigneto, e infatti approfitteremo tutti per assaggiare qualche calice di vino prodotto dalla casa.
    Le poesie collocate all’interno del Parco sono tratte da “Vita di un uomo” di Giuseppe Ungaretti. Gli allestimenti sono stati progettati come fossero elementi tipici del parco e si integrano funzionalmente con gli edifici storici esistenti della Villa e della Barchessa.

    Abbiamo ancora due ore di luce quando lasciamo l’Azienda. Raggiungiamo il Museo della Grande Guerra del Monte San Michele ma non entriamo: seguiamo subito le guide nel soprastante Museo all’aperto del Monte San Michele, lungo il suggestivo itinerario della cima 3, tra storia (trincee, gallerie) e natura (spettacolari i colori dello scotano in questi giorni).
    Scopriamo le strutture ed i monumenti costruiti tra le quattro cime di questo rilievo carsico risalenti alla Grande Guerra. Ci portiamo alla caverna austriaca del Generale Lukachich che costeggia Cima 3 e arriva infine all’entrata dello Schönburgtunnel, nei pressi di Cima 2.
    Dichiarato Zona Sacra nel 1922, il Monte San Michele offre anche la possibilità di percorrere l’affascinante Percorso dei cippi che si snoda lungo il crinale fino quasi a congiungersi con il cimitero di San Martino del Carso e la trincea italiana colpita, il 29 giugno 1916, dal primo attacco chimico su questo fronte.
    Il Monte San Michele, alto 275 metri, principale bastione difensivo austro-ungarico sul Carso isontino, fu ferocemente conteso tra Italiani e Austro-Ungarici fin dal primo anno della Grande Guerra per la sua importantissima posizione dominante (la più elevata dell’altipiano carsico). La sommità del Monte San Michele è stata riconosciuta dal 1922 “Zona Monumentale” perché nel 1916 venne riconquistato e protetto con molti sacrifici dalle fanterie italiane contro i reiterati attacchi nemici.

    Quando saliamo in pullman il sole sta tramontando. Solo le quattro e mezza del pomeriggio e la due-giorni volge al termine. Da domani si torna al lavoro e nella settimana seguente seguiremo tutti con preoccupazione l’evolversi della situazione nella vicina Parigi, che ci ammonisce ricordando che la guerra è sempre alle porte e che l’uomo, difficilmente, impara qualcosa dalla storia.

    L’aiuto costante dei soci della XXX Ottobre sia in fase di definizione del convegno (Giorgio Godina) che nella fase concreta dello svolgimento, il supporto degli organi centrali e periferici del CAI, gli amici, sono stati fondamentali per la riuscita della manifestazione, a riprova che il volontariato non ha nulla da invidiare agli eventi organizzati da professionisti, quando vi è collaborazione e condivisione di intenti.

    A cura di Dario Gasparo, Biologo, Operatore Naturalistico Culturale del CAI e componente del Comitato Scientifico VFG.

     

    Ai seguenti link si può riguardare le videoregistrazioni di alcuni frammenti del convegno e dell’escursione:

    1 Saluti delle autorità e introduzione al convegno https://youtu.be/6fu9-PQ4YmI

    2 Enrico Camanni – Il fuoco e il gelo https://youtu.be/ayaGBWDkQmc

    3 Paolo Rumiz – Montagne: la “differenza” italiana https://youtu.be/3cMKJABblBo

    ESCURSIONE CAI 1 – Trincee Parco tematico Monfalcone  https://youtu.be/miebnd8eVEY

    ESCURSIONE CAI 2 – Trincee Parco tematico Monfalcone e M.te S.Michele  https://youtu.be/s4sxIssq4LY

     


     

    CONVEGNO ED ESCURSIONE SUL TEMA DELLA GRANDE GUERRA
    TRIESTE 14-15 NOVEMBRE 2015

    Teatro Miela, Piazza Duca degli Abruzzi 3, Trieste

    Isonzo 30ago09-122-BELLE

    L’Associazione CAI XXX Ottobre e il Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano, assieme ai loro partner, propongono nella giornata di sabato 14 novembre 2015 un convegno ricco di “curiosità” per un pubblico amante della montagna e desideroso di approfondire gli aspetti della Guerra a questa legati. Aspetti emotivi, artistici, tecnici, medici che coinvolgono ancora oggi, stavolta in modo consapevole e non per costrizione, alpinisti che vivono l’esperienza delle condizioni avverse, della solitudine, dei dubbi, del malessere sulle pareti nord invernali o più semplicemente in quel contesto montano così ben descritto da Mario Rigoni Stern, militare-scrittore particolarmente sensibile verso il mondo della natura e della montagna.Sabotino 13set09-031-fiume Isonzo dalle gallerie del Sabotino-BELLE-ph Dario GASPARO

    Il progetto “La Guerra e la Montagna” nel quale il convegno è inserito nasce dall’interesse del Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano del Club Alpino Italiano, sollecitato da numerose Sezioni desiderose di coniugare la passione per la montagna con l’approfondimento della conoscenza del teatro di guerra che essa ha rappresentato cent’anni fa. Il progetto non vuole essere una “celebrazione” ma, da gente di montagna aperta e animata da spirito collaborativo e volontario, una azione volta a formare nei giovani una cultura di pace in armonia con la natura. Il progetto pertanto coniuga attività aventi carattere espositivo, musicale, divulgativo (sia in forma di testo che video-fotografico) finalizzati al rafforzamento della conoscenza che porti ad una più completa convivenza tra i popoli e alla costruzione di una piena cittadinanza europea.

    Il fine pertanto è quello di dare ai giovani degli strumenti di conoscenza e di analisi su quanto accaduto, nella speranza che essi cerchino e trovino vie alternative alla guerra, comprendendo la brutalità di quella che ha avuto luogo sul nostro suolo 100 anni fa, portando alla morte decine di migliaia di loro coetanei, che in gran parte non sapevano niente della montagna né della geografia dei territori dove si trovavano a combattere e a morire. Spesso i giovani di allora si sono scontrati senza nemmeno essere coscienti e coinvolti nelle scelte dei loro superiori, imbracciando le armi talvolta “dalla parte sbagliata”: sul territorio carsico Triestino e Isontino, in particolare, non fu raro che all’interno di una famiglia un nonno abbia combattuto con gli Austroungarici e l’altro nonno con gli Italiani.

    IL CONVEGNO

    Rav07-104- panorama-BELLE-trincee Pal Piccolo La guerra più assurda sulle cime più belle, il fuoco e il gelo, raccontati da uno scrittore alpinista (Enrico Camanni) che accentra l’oggetto della sua relazione sui tre terribili inverni con la quale la Grande Guerra ha infierito su migliaia di uomini che sul fronte montano hanno sofferto affrontandosi in battaglie anche a 3600 metri di quota. La tipicità della guerra sul fronte orientale, svoltasi in montagna, verrà tracciata dallo scrittore-alpinista Paolo Rumiz mentre il critico d’arte Luca Bellocchi racconterà per immagini l’«inutile strage» vista attraverso i pennelli di pittori noti e meno noti che quel conflitto l’hanno vissuto in prima persona. Il giornalista-scrittore Luciano Santin spiegherà come la musica e le immagini dal fronte e per il fronte, le canzoni d’autore e popolari, ebbero un notevole ruolo nello scenario della Grande Guerra, per elevare il morale dei combattenti, rassicurare il fronte interno, certificare la giustezza della causa, e rinfocolare l’ostilità contro nemici che non venivano percepiti tali.

    Rav07-089--BELLEpercorso di guerra-trincee Pal PiccoloDopo la pausa pranzo il convegno riprenderà con lo studioso dei segni più nascosti lasciati sul territorio dalla Grande Guerra, Marco Mantini, che spiegherà al pubblico il significato delle strutture logistiche e dei siti cimiteriali in Alto Isonzo raccontati dall’epigrafia di guerra. L’ingegnere minerario Pierpaolo Oreste avrà il compito di presentare al pubblico le caratteristiche e le difficoltà costruttive dello scavo di trincee e quello in roccia nelle postazioni e fortificazioni montane. Chiuderà la sezione delle relazioni il medico alpinista Adriano Rinaldi che tratterà il tema della la malattia, del disagio, della sofferenza patite dagli “alpinisti per obbligo” costretti al caldo intenso ed assenza d’acqua estivi, al rigido freddo invernale, comparando le situazioni vissute allora con quelle cui oggi, volontariamente, si sottopongono gli alpinisti.
    Alle 16:30 la giornata si concluderà con lo spettacolo musicale “I cantastorie e la guerra”, con l’esibizione musicale-canora di un cantastorie che interpreterà i versi scritti nel periodo della guerra accompagnandosi con la chitarra ed esibendo tavole illustrate.

    Il giorno successivo 15 novembre verrà effettuata una escursione lungo un itinerario dei luoghi di guerra del Carso triestino ed isontino.

    La partecipazione al convegno ed all’escursione è libera e gratuita, ma con preiscrizione obbligatoria.

    QR code per iscrizione

    QR code per iscrizione

    La preiscrizione dà diritto gratuitamente agli atti del convegno, al dvd con il video, al coffee-break e – se intenzionati a partecipare all’escursione del 15 novembre lungo un itinerario dei luoghi di guerra del Carso triestino ed isontino – al posto gratuito in pullman.

    I POSTI IN PULLMAN PER L’ESCURSIONE SARANNO RISERVATI AI PRIMI ISCRITTI, FINO AD UN NUMERO MASSIMO DI 100 PERSONE.

    Link per l’iscrizione on-line: http://tinyurl.com/caigrandeguerra

    Scarica il programma dettagliato cliccando qui
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    Ubicazione del convegno:

    mappa-Teatro-Miela

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